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Lo sconosciuto
Lo vedevo ogni settimana sull'autobus, e avrei voluto avvicinarmi e
conoscerlo, ma non lo feci, non subito perché l'unica ragione per la quale
ero interessata a lui era legata al modo in cui mi guardava. Credo che non
si sia mai accorto che avevo scoperto che esaminava tutto ciò che avevo da
mostrare: seno, glutei, fianchi e gambe... e, anche se allora avevo da poco
compiuto 18 anni, trovavo estremamente intrigante l'interesse morboso che
un uomo maturo mi dedicava. Ed è la ragione per la quale iniziai a
indossare abiti sempre più stretti e rivelatori: pantajazz bianchi, jeans dalla
vita bassissima, magliette corte in modo da evidenziare il piercing
all'ombelico e, a primavera inoltrata, decisi che era il caso di smettere di
portare il reggiseno, in modo che i capezzoli risaltassero sotto il cotone
delle t-shirt che indossavo.
Ogni giorno mi accomodavo a qualche sedile di distanza da lui, lui
saliva dopo qualche fermata e io lo sapevo... così mi alzavo,
appoggiandomi al corrimano dell'autobus, e aspettavo che mi vedesse e
lasciasse correre il suo sguardo lascivo fino ai punti nei quali sapevo
avrebbe indugiato. Io scendevo sempre prima di lui e, ogni giorno, mi
fermavo vicino a lui, con una mano sul sedile davanti al suo, in modo che
lui potesse ammirarmi mentre aspettavo che il bus accostasse per farmi
scendere.
La notte, nel mio letto, fantasticavo, immaginavo di fare sesso con
lui. Era diventata una sorta di liturgia: prima mi lavavo i denti e
risciacquavo la faccia, poi indossavo il pigiama di cotone, poi mi buttavo
sotto le coperte, cominciavo a pensare a lui eccitandomi sempre di più.
Quindi mi liberavo dei pantaloni di sottile flanella del pigiama e lasciavo
che le dita della mano destra scendessero lentamente al monte di Venere e
ancora più in basso e iniziassero a fare il loro lavoro mentre la mia mente
cominciava a correre.
Lo visualizzavo sull'autobus. Nei miei sogni mi soffermavo sul suo
corpo... un miscuglio di durezza e morbidezza, penso che pesasse attorno
ai 90 chili o più, ma c'era chiaramente una imponente massa di muscoli
sotto il grasso. Aveva gambe massicce e lo stesso si poteva dire delle
braccia. Nel mio sogno, l'autobus è vuoto, io mi avvicino a lui; mi prende
per mano e mi attira a sé e fa di me ciò che vuole... dopo soli pochi minuti
di questa fantasia, raggiungevo il climax, violento e squassante.
Un giorno decisi che gli avrei rivolto la parola, erano i primi giorni di
Aprile e, finalmente, il freddo aveva lasciato spazio al tepore che
preannunciava una primavera caldissima e umida. Come ogni Mercoledì
pomeriggio, salii sull'autobus che mi avrebbe condotta a casa. All'interno
dello stesso, oltre a me, c'erano due signore di mezza età e nessun altro.
Così lo attesi, lui salì e mentre stava per sedersi al solito posto, mi sporsi
dal sedile e gli rivolsi la parola per la prima volta.
Buongiorno!, accompagnando il saluto con il più radioso dei miei
sorrisi. Lui si voltò verso di me e si guardò alle spalle per assicurarsi che
non vi fossero altre persone dietro di lui, quindi si rese conto che il saluto
era proprio rivolto a lui.
Ciao, rispose, sorridendo a sua volta.
Mi alzai e mi sedetti sul sedile vicino al suo, tra noi c'era solo la
corsia dell'autobus, quindi parlai di nuovo.
La vedo tutte le settimane e, dato che mi dà fastidio passare 40
minuti in autobus in silenzio, se a lei non dispiace, potremmo parlare un
po'., dissi. Lui mi squadrò e non disse niente, non riuscivo a capire se
fosse imbarazzato, infastidito o, più semplicemente, gli mancasse la
parola. Così mi alzai e dissi Non fa niente. tornando al mio posto. Lui
però mi seguì e si sedette vicino a me e, questa volta, fu lui a rivolgermi la
parola.
Come ti chiami, disse.
Giada, piacere!, allungai la mano e lui me la strinse, ridacchiando.
Io mi chiamo Davide, prendo questo pullman tutti i giorni e tu sei la
prima a rivolgermi la parola.
Arrossii e, senza alcun motivo, dissi Mi dispiace.
Ti dispiace E di cosa Fa anche a me piacere parlare con qualcuno
quando torno a casa dal lavoro.
Cominciai a prendere l'autobus tutti i giorni alla stessa ora, anche
quando non avevo tempo prolungato a scuola, solo per vederlo, parlarci
assieme e cercare di capire a cosa ciò avrebbe potuto portare.
Mi disse di essere ?felicemente divorziato? e di avere 53 anni, mi
raccontò del figlio di 25 anni che stava per sposarsi, del suo lavoro come
disegnatore/progettista CAD, del fatto che aveva sempre preferito
l'autobus alla macchina perché ciò gli permetteva di camminare un po' e la
sua era un'occupazione piuttosto sedentaria. Io ascoltavo e mi accorgevo
che, mentre parlava, di quando in quando, lasciava che i suoi occhi
indugiassero sul mio seno, i miei fianchi e il mio ventre.
Quanti giorni mancano alla fine dell'anno scolastico, mi chiese un
giorno.
Oggi è il 30 Maggio e il 12 di Giugno è l'ultimo giorno di scuola.,
risposi.
Capisco, questo per te è l'ultimo anno; dopo gli esami andrai
all'università. E, insomma, quello che voglio dire è che è stato bello
conoscerti, Giada., disse.
Anche per me, signore., arrossii.
Smettila di chiamarmi così e non darmi più del lei, è da un pezzo
che sai che il mio nome è Davide, ma insiti a chiamarmi signore., lo
disse ridendo Mi fai sentire più vecchio di quello che sono, aggiunse.
Scusami, Davide!, dissi, ridendo di gusto.
Sei una delle poche persone in grado di ridere con tutto il corpo.
Oh... grazie, credo! dissi, arrossendo nuovamente.
Di niente, Giada. Senti... e si interruppe.
Cosa
Stavo pensando che tra meno di due settimane non ti vedrò più, così
mi chiedevo se ti andrebbe di fermarti a casa mia oggi... per un caffè o
quello che preferisci. Voglio dire: abitiamo a soli cinque chilometri di
distanza e posso riaccompagnarti a casa in macchina... così vedi dove abito
e nient'altro...?
Rimasi in silenzio, non riuscendo a rispondere... aspettavo da un
sacco di tempo una proposta del genere, ma avevo cominciato a temere
che entrambi saremmo rimasti in stallo a causa della timidezza e
dell'imbarazzo causati da un invito del genere da parte di entrambi.
Scusami, Giada... era solo una proposta, non serve nemmeno che tu
risponda, ho capito e non fa niente, davvero, disse.
Ok, volentieri. Vengo. Scendo con te e bevo il caffè a casa tua, era
fatta.
Camminammo per qualche minuto e giungemmo a una casa
bifamigliare, una villetta davvero graziosa il cui piccolo giardino era
estremamente curato. L'interno della casa non era da meno, tutto in ordine,
non una traccia di polvere.
Vivi solo, chiesi.
Scommetto che me lo chiedi perché tutto è troppo pulito ed è la
prima volta che vedi la casa di un single così in ordine, disse ridendo In
realtà il mio stipendio mi permette di pagare una domestica che viene a
fare pulizia ogni due giorni, non in giardino però! Il giardino è solo merito
mio, aggiunse.
Ho capito, dissi e mi sedetti sul divano. Lui scomparve in una
stanza e, dopo qualche attimo mi chiese se volevo caffè o altro. Risposi di
non essere una grande appassionata di caffè.
Ho del vino bianco frizzante in frigo, può andare È leggero e molto
dissetante, l'ideale per una giornata così, propose.
Va bene, dissi.
Bevemmo un paio di calici a testa e io iniziai ad avvertire un leggero
formicolio alle tempie, segno evidente che il vino stava facendo effetto. La
sensazione era piacevole e il divano su cui mi ero quasi sdraiata non
faceva altro che amplificarla. Lui era seduto a non più di trenta centimetri
da me e io non potei fare a meno di notare che non aveva smesso di
sondarmi con gli occhi.
Hai il ragazzo, chiese.
Sì, da pochi mesi, risposi. Era la verità, stavo con R. Da Febbraio.
Lui lo sa di essere di essere fortunato
Scoppiai a ridere, il vino stava decisamente facendo effetto. Lui
continuò a parlare.
Mi chiedo cosa direbbe la mia ex moglie se sapesse che sto bevendo
qualcosa di molto simile allo champagne sul divano di casa mia assieme a
una ragazza di 18 anni
Vuoi raccontarglielo, indagai.
Non appena ne avrò occasione, anche se penso che non ci crederà,
rise di nuovoE cosa pensi che direbbe R Sarebbe contento se sapesse
che sei sola a casa di un uomo di mezza età, chiese.
Non voglio scoprirlo, risposi, iniziando ad essere cosciente di ciò
che stava accadendo e, allo stesso tempo, sentendo un leggero tepore
diffondersi all'altezza dell'inguine.
Capisco, disse Pensi che potrei dare un'occhiata più da vicino al
tuo piercing all'ombelico Ti sta molto bene
Aspetta, mi alzo così lo vedi meglio Cercai di sollevarmi, ma la
bassa pressione e il torpore indotti dal vino non mi aiutarono molto. Alla
fine riuscii a mettermi in piedi e mi misi davanti a Davide. Lui mi osservò
per qualche istante.
Puoi avvicinarti un po', chiese, poi mi prese la mano e mi attirò di
qualche centimetro verso di lui. Davvero carino... un piccolo anello... e
questo cos'è? Un brillante
Sì, risposi... sentivo calore all'altezza dei lobi e sul collo.
Posso toccarlo, non attese che rispondessi e cominciò a
solleticarmi l'ombelico con pollice e indice Non ti dà fastidio, vero So
che è una parte un po' sensibile, sentivo il suo fiato sul ventre, Davvero
molto carino... fa venir voglia di baciarlo... posso e mi guardò negli
occhi, dal basso verso l'alto, poi sorrise e appoggiò le sue labbra sul mio
ombelico, la sua barba di un giorno mi fece il solletico e ridacchiai.
Sapevo che non ti sarebbe dispiaciuto, poi appoggiò nuovamente le
labbra sul mio ombelico e questa volta avvertii la carezza della sua lingua.
Allungai le mani sulla sua nuca, attirandolo verso di me. Davide si alzò,
cingendomi la vita con le braccia, quindi avvicinò le labbra al mio
orecchio e sussurrò Sapevi come si sarebbe conclusa la giornata, vero
Le sue mani si strinsero sui miei glutei e mi attirò verso di sé; sentii il suo
cazzo sotto il tessuto dei pantaloni che premeva contro il mio ventre. Mi
mossi contro di lui.
Sei davvero una piccola porcellina in calore, biascicò prima di
coprire la mia bocca con la sua. Risposi al suo bacio e le nostre lingue si
intrecciarono. Sentii le sue mani coprire i miei seni e pizzicarmi i
capezzoli, poi con la destra scese e prese a tastare il mio delta di venere da
sopra il cotone sottile dei pantajazz che indossavo. ?Sei molto calda qui
Lo guardai e dissi Sei un porco!
Sì... e a te piace un sacco, perché sei solo troietta che vuole farsi
sbattere, vero
Non risposi.
Dillo! Di' che sei una troietta e che vuoi farti scopare
Sì, voglio che mi tu scopi, dissi ansimando.
Feci correre le mie mani lungo i suoi fianchi e sulla schiena facendo
pressione con le dita, la mia eccitazione continuava a crescere così gli
strappai di dosso la maglietta e gli baciai il petto, lo sentii chiedermi Hai
voglia, vero, prima che me ne rendessi conto, i suoi pantaloni erano
adagiati sul pavimento.
Tutto ciò che volevo fare era succhiarglielo fino a farlo venire, glielo
afferrai, muovendo la mano su e giù sulla sua asta, mentre lo sentivo
sondarmi con le dita tra le gambe. Mi inginocchiai e presi a baciargli il
glande, mentre gli accarezzavo le palle con le mani, lo presi in bocca e
sentii il suo cazzo ingrandirsi. La mia fame crebbe mentre la mia lingua
percorreva tutta la lunghezza della sua virilità. Mi fece alzare e mi buttò
sul divano, con un rapido movimento mi liberò dei pantajazz e del
perizoma, poi con le dita allargò i miei glutei e iniziò a leccarmi
dappertutto: la figa, il clitoride, il culo, le grandi e piccole labbra... stavo
letteralmente impazzendo di piacere; presi a mugolare e a muovermi
contro la sua faccia per seguire meglio il movimento della sua lingua.
Davide si ritrasse e immediatamente sentii la pressione del suo
glande sul mio delta di Venere, lo fece scivolare lungo la fenditura
lentamente, poi mi penetrò... prima piano, poi con maggiore intensità,
aumentando la frequenza dei colpi.
I miei muscoli si contraevano a ogni colpo, mentre le sue mani si
allungavano sul mio seno per pizzicarne i capezzoli, duri e sensibilissimi al
suo tocco.
Ringhiavamo entrambi di piacere, ci guardavamo negli occhi, io
voltata in sua direzione mentre lo sentivo scoparmi... entrambi affamati,
entrambi consapevoli di quanto proibito fosse quell'incontro: lui un uomo
maturo, più vecchio di mio padre, io maggiorenne da pochi mesi.
Poi tutto finì... lo sentii uscire da me, afferrarmi una spalla per farmi
girare verso di lui e capii ciò che aveva in mente.
Mi inginocchiai e aprii la bocca, lui sopra di me sul punto di venire
mentre io, con le dita, mi strofinavo il clitoride febbrilmente... quando
sentii il suo sperma colpire le mie guance, gli zigomi, il mento, le labbra e
la lingua, raggiunsi con lui l'orgasmo assieme a lui, urlando di piacere...
giacemmo per qualche minuto sul pavimento, sopraffatti dall'onda di estasi
che aveva ci aveva colpito.
Facemmo la doccia assieme, esplorandoci di nuovo e finimmo per
fare nuovamente l'amore, con la stessa intensità di prima. Poi Davide mi
riaccompagnò in macchina, lasciandomi a qualche centinaio di metri da
casa, in modo da essere lontani da sguardi indiscreti. Non ci vedemmo più.
(by Gaia)